LA GRANDE LEZIONE DELLE PARALIMPIADI

15 giorni fa si concludevano le Paralimpiadi di Parigi e, in attesa del prossimo appuntamento invernale Milano-Cortina, 6 marzo 2026, vogliamo condividere con voi il nostro pensiero sul loro significato più profondo e sulla lezione di vita che rappresentano.   

Chissà se i padri ispiratori delle Paralimpiadi immaginarono in quale grande appuntamento mondiale si sarebbe trasformata la loro idea. Il seme lo piantò Ludwig Guttman, neurologo tedesco, ebreo e, successivamente il suo seguace Antonio Maglio, neurologo italiano. Siamo in Gran Bretagna, nell’immediato secondo dopoguerra, in un centro per disabili che ospita soldati feriti in combattimento, molti con gravi lesioni spinali. Guttman non si rassegna a vedere tanti giovani con una prospettiva di vita da reclusi e capisce che lo sport può diventare una straordinaria attività riabilitativa. Sarà Maglio ad avere l’intuizione delle Paralimpiadi e nel 1960 propose di disputarle a Roma dopo i Giochi Olimpici. Non si chiamavano così ed erano ancora in forma ufficiosa, ma ormai la strada era aperta.

Ed eccoci arrivati ai giorni nostri con questo appuntamento ormai ampiamente collaudato che ci coinvolge in un tifo appassionato, ma soprattutto che, per chi vuol capire, è denso di straordinari messaggi. Sì perché lo sport è sport, chisseneimporta se corri con una protesi o in carrozzella, ci sono regole da rispettare e prestazioni da migliorare. Tutto il resto non conta. Come recitava lo spot tv realizzato diversi anni fa dalla Samsung, sponsor dei Giochi Paralimpici: “Allo sport non importa chi sei, interessa solo che tu sia lì per dare il meglio e vincere”. E quest’anno l’Italia ha vinto tanto regalandoci emozioni straordinarie. Sono emersi talenti incredibili, tanti Alex Zanardi, che hanno dimostrato come il limite non sia nella disabilità, ma è in chi giudica legato a un arido modello di perfezione.

Nel corso delle interviste gli atleti parlano di fatica, impegno, gioia, delusioni, affetti, progetti futuri, con la determinazione di chi non chiede sconti e rifugge da qualsiasi vittimismo. Una lezione che ci auguriamo possa contagiare sempre più la vita di tutti i giorni, quale unica e irrinunciabile dimensione culturale e sociale. La grande affluenza e l’appassionata partecipazione del pubblico a Parigi va in questa direzione e ripaga gli sforzi spesi negli anni dagli organizzatori delle Paralimpiadi. Grande merito a loro e anche alla Rai che ha dedicato tanto spazio e risorse a questa kermesse sportiva. Siamo rimasti incollati al televisore per 14 giorni, travolti da un entusiasmo immenso e vivendo ogni premiazione con la profonda commozione e il senso di fratellanza che l’Inno d’Italia suscita ogni volta in tutti noi. Come se quelle medaglie le avessimo vinte tutti insieme. E così è stato.