La sostenibilità guida il nostro stile di business

CHI HA INVENTATO L’ECONOMIA CIRCOLARE?

Si parla di economia circolare da diversi anni, quale modello virtuoso di produzione e consumo in contrapposizione all’economia lineare basata sul principio di “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Siamo tutti d’accordo sull’urgenza di ridurre il consumo di materie prime e di invertire un processo che ha mostrato tutte le sue criticità con effetti molto dannosi sull’ambiente.

Ma chi ha inventato l’economia circolare? Abbiamo fatto una piccola ricerca per soddisfare la nostra curiosità e con grande sorpresa siamo risaliti fino al 1966 quando l’economista Kenneth E. Boulding pubblicò l’articolo “The Economics of the Coming Spaceship Earth”. Dieci anni dopo Walter Stahel e Genevieve Reday, presentarono alla Commissione Europea il rapporto “The Potential for Substituting Manpower for Energy”. Per la prima volta si parlò dei principi dell’economia circolare e del loro impatto sul sistema economico, dalla creazione di nuovi posti di lavoro al risparmio sui costi di produzione fino al contenimento della creazione di nuovi rifiuti (fonte: Esg360).

Dunque il padre fondatore dell’economia circolare è Walter Stahel, architetto e ricercatore di economia applicata di nazionalità svizzera, autore di numerose pubblicazioni sula sostenibilità ambientale.

Il suo lavoro di ricerca ci ha fatti entrare nell’era delle 3R – Riduzione, Riuso, Riciclo – che oggi, sempre più, dovrebbe rappresentare uno stile di vita per tutti, dai semplici consumatori alle imprese.

È un impegno che anche noi, nel nostro piccolo rispettiamo con le quotidiane attività di differenziazione degli scarti per avviarli al recupero e col maggiore impiego di materiali “seconda vita” che contribuiscono a ridurre l’uso di materie prime. Per esempio, per smaltire gli inchiostri da stampa abbiamo adottato la Rigenerazione Chimica che prevede la separazione dei componenti chimici per essere riutilizzati o riciclati.

In pratica il processo comprende l’estrazione del solvente, la sua distillazione e purificazione e il conseguente riuso. Ne risulta che lo scarto residuo, la morchia, è davvero minimo e viene smaltito da una società specializzata, ma si riduce anche la necessità di utilizzare un solvente nuovo, diminuendo l’impatto ambientale legato alla sua produzione.  

Così facendo, in un unico processo rispettiamo le 3R, riducendo, riusando e riciclando. Una pratica che facciamo da oltre 20 anni e che ultimamente si sta’ diffondendo sempre più grazie alla maggiore sensibilità delle imprese nei confronti dell’ambiente.