
Quando compì 3 anni chiese in regalo una moto. Non un giocattolo, una vera e propria moto, la Italjet Baby 50 che, per qualche tempo, è stata oggetto – forse è meglio dire vittima – di una curiosità che di infantile aveva ben poco, smontata e rimontata più volte fino a conoscerne il più piccolo dettaglio e funzionamento.
Quel regalo fece esplodere la passione per le moto che negli anni si è tradotta in una collezione di oltre 50 esemplari, soprattutto d’epoca, compresa quell’Italjet che, non si sa come, è ancora funzionante e in ottimo stato.
Lui è Renato Alzani, classe 1965, CEO di Imbalplast. Terminati gli studi è entrato nell’azienda di famiglia facendo la classica gavetta, caricando i camion per la consegna degli ordini, passando da una macchina all’altra e mettendo a buon frutto quell’innata passione per la meccanica per imparare tutti i segreti dell’estrusione, della stampa e del confezionamento di sacchetti igienico-sanitari. Affiancò papà Sergio e mamma Mariuccia prendendo, via via, sempre più confidenza col mondo del lavoro fino a quando 25 anni fa prese il timone dell’azienda e, insieme alla moglie Beatrice diedero inizio alla terza generazione Imbalplast e a una soddisfacente e ininterrotta crescita.

Osservandolo al lavoro è difficile capire dove finisce l’imprenditore e inizia l’uomo perché vive l’azienda come una grande famiglia allargata. Ogni mattina passa a salutare i dipendenti, uno ad uno (ad oggi sono 49), e se c’è qualche muso lungo trova sempre modo e tempo per chiarire e rasserenare gli animi. È uno dei valori forti ereditati dai genitori perché il loro concetto di imprenditorialità comprende non solo il profitto e la stabilità dell’azienda, ma anche la responsabilità di accrescere il benessere delle persone con cui lavorano. Una visione che estende al territorio in cui vive dove non interpreta certo il ruolo del grande benefattore ma, si vede da piccoli gesti, semplici e discreti, che gli stanno molto a cuore le sorti della comunità.
E se gli chiedi quali siano i punti di forza di Imbalplast non ha alcuna esitazione a rispondere “I miei dipendenti e i fornitori, senza di loro non posso soddisfare i miei clienti”. Si torna ancora al capitale umano, è una grande verità, ma riconoscerlo non è poi così scontato perché in genere si tende a parlare delle proprie capacità, di magiche intuizioni, della conoscenza del mercato e via andare.
In genere non è persona di tante parole, però si accende per alcuni temi come le moto (ovviamente!) e, parlando di lavoro, manifesta grande curiosità verso l’innovazione, grazie alla quale negli ultimi 10 anni ha reso Imbalplast un’impresa 4.0. E poi c’è il forte impegno a costruire un’identità aziendale che sia sempre più sostenibile, sotto ogni punto di vista, ambientale, economico e sociale. Chi segue questo blog ricorderà il recente incarico che Imbalplast ha dato all’Università di Parma per valutare l’impatto ambientale dei materiali e di tutti gli imballaggi prodotti. Una ricerca che ha richiesto due anni lavoro e la frequente presenza dei ricercatori in azienda per monitorare l’attività e raccogliere tutti i dati.
Dunque tutte rose e fiori? Certamente no, ostacoli e difficoltà sono all’ordine del giorno, come per tutti, e il periodo che stiamo vivendo contribuisce a crearne di nuovi, ma ciò che conta è lo spirito con il quale Renato e la “sua tribù” li affrontano e sanno superarli, come è successo durante la crisi del 2008 e il Covid che hanno messo a dura prova gran parte dell’imprenditoria italiana.
Obiettivi futuri?
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, ci soffermiamo su quelli che riteniamo più importanti, l’espansione dell’azienda per la quale Renato ha già qualche buona idea ma è troppo presto per parlarne, ve ne daremo conto quando ci saranno notizie più concrete. E poi il passaggio generazionale, un aspetto delicato e cruciale delle organizzazioni familiari che, per garantire qualità e continuità, richiedono tempo e grande attenzione perché trasferire i fondamenti di una cultura d’impresa non è cosa facile. Le premesse sono buone e il figlio ventiduenne Leonardo sembra molto ben predisposto a seguire le orme dei genitori.
C’è molto da fare, ma il lavoro non ha mai spaventato Renato che cura lo stress inforcando la sua bicicletta (altra grande passione ereditata dal padre, che fu un ciclista professionista) e macinando chilometri nella bella campagna della Bassa Padana.








