Non sembra vero che siano già passati 50 anni da quando la nostra famiglia diede vita a quel piccolo progetto imprenditoriale. Era il 1976, anno in cui fu fondata Imbalplast quale trasformazione dell’attività di confezionamento delle radici amare di nonno Gianni, iniziata negli anni ’50. Papà Sergio Alzani, mamma Mariuccia e quindici operai si specializzarono nella produzione di packaging per il mercato igienico-sanitario. Iniziò così la nostra avventura, affinando via via le tecniche di estrusione, di stampa e di confezionamento dei sacchetti per pannolini. Oggi al timone di Imbalplast e dei suoi 48 dipendenti ci sono Renato Alzani e sua moglie Beatrice, Giovanni Alzani e, recentemente ha iniziato la sua personale gavetta anche il giovane Leonardo, l’ultima generazione degli Alzani.
Come si può immaginare il 2026 sarà per noi un anno speciale, denso di significati, ma con questo articolo di inizio anno non vogliamo celebrare i nostri successi, né annoiarvi con le nostre capacità innovative o con la qualità del nostro lavoro. Sono aspetti che al giorno d’oggi sono imposti dal mercato, bisogna saperli affrontare con impegno e creatività, oppure si è fuori.
Vogliamo invece condividere con voi alcune riflessioni. Crescendo si diventa più consapevoli, ci si guarda attorno con occhi diversi, rendendosi conto di quanto sia cambiata la scala dei valori a favore di un eccesso di individualismo e della frammentazione sociale, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Siamo convinti che ognuno di noi abbia il dovere di dare un contributo per invertire la rotta. Per questo motivo da qualche anno abbiamo imboccato la strada della sostenibilità, che non riguarda solo la tutela dell’ambiente, ma coinvolge tutto e tutti.
Imbalplast è un’impresa familiare e riteniamo che sia parte della nostra Responsabilità Sociale mantenere quel senso autentico di famiglia che ci contraddistingue, senza stressare il profitto a scapito del benessere dei nostri collaboratori. Una visione che non si limita a dare corso solo a iniziative di welfare, ma che aiuti le loro menti ad essere più sostenibili, senza ansia o il rischio di essere travolti dal vortice del burnout. Praticando la parità di genere, il rispetto reciproco e dando ascolto ai singoli bisogni, senza dimenticare quanto sia importante anche prenderci cura del bene comune e del nostro territorio.
Guardando al futuro sono questi i principi che ci guideranno nei prossimi anni, pronti ad affrontare le sfide del domani e a scrivere nuovi capitoli della nostra storia. Buon 2026 a tutti voi.








